Abstract
Geological cross-sections XV and XVI by De Sitter and de Sitter-Koomans represent two adjacent, approximately N-S-trending transects across the central sector of the Orobic Alps. Section XV crosses the Agneda-Val Vedello-Val Grabiasca-Novazza area, whereas Section XVI extends across the immediately adjoining eastern sector, from Val Caronno and Cima Soliva towards Cascina di Campo, Fiume Nero and the upper Seriana Valley. The two section traces are approximately 2.5 km apart, as estimated from the original geological map, making their comparison particularly useful for a preliminary assessment of the lateral continuity of the geological structures.
Their present significance does not lie in providing a definitive geometric model, but in establishing a consistent historical framework upon which updated geological cross-sections can be developed and progressively constrained by modern geological mapping, structural data, mine workings and geochemical information. From this perspective, the two sections provide a necessary foundation for reconstructing the geometry of the basement-cover contact and the associated fault systems that may have controlled hydrothermal-fluid circulation and the localization of uranium mineralization within the Novazza-Val Vedello district.
Sintesi
Le sezioni geologiche XV e XVI di De Sitter e de Sitter-Koomans costituiscono due transetti contigui, orientati approssimativamente N-S, attraverso il settore centrale delle Alpi Orobie. La sezione XV intercetta l’area Agneda-Val Vedello-Val Grabiasca-Novazza; la XVI attraversa il settore immediatamente orientale, dalla Val Caronno e da Cima Soliva verso Cascina di Campo, Fiume Nero e l’alta Val Seriana. La distanza fra le due tracce, stimata sulla carta originale in circa 2,5 km, rende il loro confronto particolarmente utile per una prima correlazione laterale delle strutture.
Il loro valore attuale non consiste nell’offrire un modello geometrico definitivo, ma nel fissare un riferimento storico omogeneo sul quale impostare sezioni aggiornate, progressivamente vincolate da cartografia moderna, dati strutturali, lavori minerari e informazioni geochimiche. In questa prospettiva le due sezioni sono propedeutiche alla ricostruzione dell’assetto del contatto basamento-copertura e dei sistemi di faglia che possono aver controllato la circolazione idrotermale e la localizzazione delle mineralizzazioni uranifere del distretto Novazza-Val Vedello.
- Inquadramento documentario
The Geology of the Bergamasc Alps (Lombardia, Italy), pubblicato nel 1949 da L.U. de Sitter e C.M. de Sitter-Koomans, comprende 257 pagine, 38 figure nel testo e un apparato di tavole numerate fino alla XLIII. La tavola XLI è la carta geologica in scala 1:50.000 del settore occidentale; la tavola XLIII raccoglie le relative sezioni geologiche N-S. Nel volume, la figura 33 riproduce cinque sezioni dell’area di Bondione, numerate XIV-XVIII, anch’esse alla scala 1:50.000 [1, pp. 4-8 e 216-220; tavv. XLI e XLIII].
Le tavole recano la data 1948, riferibile alla conclusione del lavoro cartografico e alla preparazione editoriale, mentre la citazione bibliografica dell’opera è del 1949. Questa distinzione evita di attribuire alle sezioni due diverse edizioni scientifiche.
L’interesse dell’opera risiede nella lettura coordinata di carta e sezioni: i profili non sono elaborati isolati, ma tentativi di ricostruzione tridimensionale della catena a partire dalla continuità laterale delle unità e delle strutture. Il modello riflette tuttavia lo stato delle conoscenze e i vincoli topografici disponibili alla metà del Novecento; la sua geometria deve quindi essere verificata, non semplicemente trasposta, in una ricostruzione attuale.
- Criterio della rilettura
Il confronto proposto distingue quattro livelli:
- dato documentario: geometrie, unità, faglie e toponimi effettivamente rappresentati da De Sitter;
- controllo topografico: corrispondenza fra traccia della sezione, profilo orografico e posizione reale dei toponimi;
- interpretazione strutturale attuale: rilettura del Permiano come successione segmentata da faglie normali a basso e alto angolo, localmente interessate da riattivazione o inversione alpina;
- ipotesi esplorativa: significato delle discontinuità per la canalizzazione dei fluidi e per la distribuzione della mineralizzazione uranifera.
Questi livelli non hanno lo stesso grado di certezza. In particolare, una sezione storica può indicare correttamente la posizione relativa di alcune unità senza rappresentare in modo attendibile la cinematica, la profondità o la continuità delle superfici tettoniche.
- Sezione XV: Val Vedello-Val Grabiasca-Novazza
La sezione XV è la più direttamente pertinente al tema Val Vedello. Nella versione qui riprodotta sono stati aggiunti in rosso toponimi attuali o meglio riconoscibili: Agneda, Val Vedello, Pizzo Ceric, Passo del Salto, Pizzo del Diavolo di Tenda, Pizzo Poris, Val Grabiasca e Novazza.

3.1 Elementi conservabili del modello storico
Nel suo impianto generale, la sezione coglie una successione paleozoica inclinata verso N/NW nell’area settentrionale, mentre verso Sud, in corrispondenza di Novazza, la successione permiana immerge verso S/SW, interrotta da numerose discontinuità. Rappresenta inoltre l’anticlinale – o, in terminologia più prudente, la culminazione strutturale – di Trabuchello-Cabianca, elemento regionale già discusso nel testo della monografia [1, pp. 212-216]. Questa impostazione resta utile come schema di prima approssimazione, purché le pieghe disegnate non siano assunte automaticamente come superfici continue in profondità.
Dall’asse della Val Seriana sino alla porzione valtellinese la geometria complessiva della sezione geologica è più coerente con una monoclinale fagliata che con una sinclinale semplice. Le strutture tettoniche hanno in prevalenza andamento cartografico E-W o ENE-WSW, ma tale orientazione non deve essere confusa con la direzione dell’accorciamento alpino: andamento delle faglie, immersione, cinematica e vettore di trasporto sono parametri distinti.
3.2 Contatto basamento-copertura
Sul versante valtellinese la sezione storica attribuisce al Conglomerato Basale una continuità con il basamento metamorfico che sappiamo essere invece scollato, inoltre, secondo i controlli di terreno dell’autore, non è riconoscibile lungo tutto il contatto con il basamento metamorfico. La cartografia e la letteratura più recenti individuano in questo settore superfici estensionali permiane a basso angolo (LANF); in particolare il sistema Aga-Vedello, con andamento ENE-WSW e immersione verso SSE, mette localmente in rapporto il basamento varisico con la successione vulcano-sedimentaria del Permiano inferiore [2, pp. 184-201; 4, cap. 4, settore Forcellino-Vedello].
Sul versante bergamasco rimangono invece documentati il Conglomerato Basale e la soprastante successione vulcanica e silicoclastica del Gruppo dei Laghi Gemelli. Il passaggio laterale da contatti stratigrafici a contatti tettonici non può essere risolto con una sola linea continua: dovrà essere ricostruito tratto per tratto, distinguendo appoggio deposizionale, scollamento permiano e successiva deformazione alpina.
Il basamento metamorfico è rappresentato con un unico colore rosato, senza separare adeguatamente gli Gneiss di Morbegno, prevalenti nel settore valtellinese, dagli Scisti di Edolo del settore bergamasco. Questa generalizzazione è comprensibile alla scala originaria, ma non è più accettabile in una sezione finalizzata alla ricostruzione strutturale o mineraria.
3.3 Limiti topografici e geometrici
La proiezione del Pizzo del Diavolo di Tenda e del Diavolino non coincide pienamente con la loro posizione rispetto alla traccia. È verosimile che alcuni rilievi siano stati proiettati sulla sezione per rendere riconoscibile il quadro orografico. Nelle future ricostruzioni ogni toponimo dovrà essere classificato come intercettato, proiettato o esterno alla fascia di proiezione.
- Sezione XVI: Val Caronno-Cascina di Campo-alta Val Seriana
La sezione XVI posta a circa 2,5 è immediatamente orientale alla XV e riconosce Pizzo di Rodes, Val Caronno, Cima Soliva, Cascina di Campo (q. 1.380 m), Fiume Nero, Valsecca, Val Seriana, Gandellino, Monte Redondo e Monte Fortino. La contiguità spaziale ne fa il primo controllo laterale del modello formulato per la Val Vedello.
La grande chiusura sinformale disegnata da De Sitter non trova corrispondenza nel modello di lavoro qui proposto. L’assetto permiano è interpretato, in via preliminare, come una monoclinale segmentata da faglie, più confrontabile con la sezione XV che con una sinclinale continua. Anche in questo caso nella porzione valtellinese non compare il Conglomerato Basale e la sovrastruttura risulta scollata rispetto alla infrastruttura (LANF). Questa è un’interpretazione da verificare mediante georeferenziazione della traccia, rilievi di giacitura e correlazione delle unità sui due versanti; non va presentata come geometria già dimostrata in profondità.
La sezione storica combina in un’unica immagine dislocazioni di età e cinematica differenti. Gli studi recenti riconoscono nel Bacino Orobico faglie normali permiane a basso angolo, collegate a faglie normali ad alto angolo e attive durante la sedimentazione; alcune strutture ereditate furono successivamente riattivate o invertite durante la deformazione alpina [2, pp. 184-201; 3, sezioni 1-2]. Il limite principale della sezione XVI è quindi cronologico oltre che geometrico: non separa l’architettura estensionale permiana dalla sovrapposta deformazione compressiva alpina.

- Dal modello di De Sitter al quadro strutturale attuale
La monografia del 1949 non riconobbe nell’area valtellinese la grande discontinuità fra basamento cristallino e successioni permiane ma fornì una prima architettura regionale delle culminazioni e dei sovrascorrimenti sudalpini. Il quadro moderno introduce però una distinzione decisiva: il limite basamento-copertura non è ovunque una semplice discordanza stratigrafica né può essere ricondotto interamente alla tettonica alpina.
Nel settore Aga-Vedello e Forcellino-Vedello sono documentate faglie normali permiane a basso angolo, associate a faglie ad alto angolo, variazioni di facies e spessore e deformazioni sinsedimentarie. Queste strutture definiscono il margine settentrionale del Bacino Orobico e registrano una fase estensionale cisuraliana [2, pp. 184-201; 4, cap. 4]. L’eventuale riconoscimento di più episodi estensionali nell’area Val Vedello resta un obiettivo della ricostruzione futura: le sezioni XV-XVI, da sole, non consentono di numerarli o datarli.
6. Significato minerogenetico
La rilettura delle sezioni assume rilievo minerario perché la mineralizzazione uranifera della Val Vedello è concentrata in prossimità del contatto fra basamento e successione permiana. Le LANF e le faglie collegate hanno funzionato come discontinuità ad alta permeabilità, interessate da circolazione idrotermale e da metasomatismo a boro con sviluppo di tormaliniti [2, pp. 184-201; 3, art. 404].
La letteratura più recente considera plausibile un rapporto fra fluidi ricchi in boro, sistema di faglie Aga-Vedello e mineralizzazioni uranifere, ma non dimostra ancora in modo definitivo un unico evento genetico per tormaliniti e corpi a uranio [3, art. 404; 4, sintesi e cap. 4]. Questa distinzione è essenziale: la coincidenza spaziale costituisce un indicatore minerogenetico e una guida all’esplorazione, non una prova sufficiente della continuità o della qualità economica della mineralizzazione.
L’ipotesi che i lavori di esplorazione mineraria della Val Vedello abbiano soltanto “scalfito” il potenziale dell’area è quindi legittima come ipotesi di lavoro, ma non può essere dedotta dalle sole sezioni storiche. Per trasformarla in una valutazione verificabile occorre dimostrare la continuità tridimensionale delle strutture favorevoli in profondità e confrontarla con distribuzione, tenore, spessore e paragenesi dei corpi mineralizzati già trovati.
- Impostazione delle sezioni future
Le sezioni XV e XVI possono costituire l’ossatura di un modello progressivo, organizzato in sette passaggi:
- georeferenziazione delle tracce sulle tavole XLI e XLIII e verifica della distanza reciproca;
- ricostruzione del profilo topografico da modello digitale del terreno ad alta risoluzione;
- aggiornamento litostratigrafico, con separazione di Gneiss di Morbegno, Scisti di Edolo, Conglomerato Basale, Vulcanite di Cabianca e Formazione del Pizzo del Diavolo;
- classificazione delle superfici in contatti deposizionali, LANF permiane, faglie normali ad alto angolo e strutture alpine;
- inserimento dei dati di superficie, delle gallerie, dei sondaggi e delle intercette mineralizzate, mantenendo visibili le aree prive di controllo;
- correlazione 2,5D fra le sezioni XV e XVI, con superfici alternative e fasce d’incertezza;
- verifica minerogenetica mediante distribuzione di U, Th, REE, B, Mo, solfuri e alterazioni, utilizzando esclusivamente dati analitici tracciabili e comparabili.
Il risultato non dovrà essere una sezione unica presentata come certa, ma una famiglia di geometrie vincolate, ciascuna accompagnata dai dati che la sostengono e dai punti che potrebbero smentirla.
Conclusioni
Le sezioni XV e XVI conservano un valore scientifico operativo. La XV fornisce un primo quadro coerente del corridoio Val Vedello-Val Grabiasca, pur generalizzando il basamento e il contatto con il Permiano; la XVI estende il confronto verso Cascina di Campo e mette in evidenza la necessità di sostituire una geometria sinclinale continua con un modello in monoclinale fagliata da verificare.
La loro utilità maggiore è metodologica: permettono di passare da una rappresentazione regionale storica a una ricostruzione strutturale moderna, capace di distinguere tettonica estensionale permiana, riattivazione alpina e controllo idrotermale. Solo tale ricostruzione, integrata con i dati minerari e geochimici, potrà valutare in modo fondato le reali potenzialità del settore Val Vedello-Cascina di Campo.
Fonti
- De Sitter, L.U. & de Sitter-Koomans, C.M. (1949), The Geology of the Bergamasc Alps, Lombardia, Italy, Leidse Geologische Mededelingen, 14(2), 1-257, tavv. XLI e XLIII. Scheda e testo integrale, Naturalis.
- Zanchi, A., Zanchetta, S., Berio, L., Berra, F. & Felletti, F. (2019), “Low-angle normal faults record Early Permian extensional tectonics in the Orobic Basin (Southern Alps, N Italy)”, Italian Journal of Geosciences, 138(2), 184-201. DOI 10.3301/IJG.2018.35.
- Zanchetta, S., Locchi, S., Carminati, G., Mancuso, M., Montemagni, C. & Zanchi, A. (2022), “Metasomatism by Boron-Rich Fluids along Permian Low-Angle Normal Faults (Central Southern Alps, N Italy)”, Minerals, 12, 404. DOI 10.3390/min12040404.
- Locchi, S. (2023), The Post-Variscan evolution of the central Southern Alps: insights from synchronous fault activity, hydrothermalism and magmatism in the Orobic and Collio Basins, tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano-Bicocca. Archivio nazionale delle tesi di dottorato.

