Il professor Brigo

Ritratto del prof. Luciano Brigo: brillante e umano; maestro di metodo, riferimento per scheelite e giacimenti Pb-Zn.

Il prof. Luciano Brigo
Il prof.Luciano Brigo. Insieme al prof. Dino Di Colbertaldo insegnava alla cattedra di Giacimenti Minerari all’università di Milano.

(✼) Metalli e minerali industriali. Parametri geominerari ed economici
di Luciano Brigo, Fabio Montanari

Editore: Aracne
Pagine: 396 Formato: brossura
Data di Pubblicazione: 2006
EAN: 9788854807266
ISBN: 8854807265

Descrizione libro:
Lo scopo degli autori è la descrizione sistematica, in forma di
manuale, delle materie prime minerali che sono alla base delle
attività industriali in costante sviluppo tecnologico nella
produzione manifatturiera, attraverso i principali e più
significativi parametri geominerari, applicativi ed economici. In
ambito scientifico, la distribuzione spazio-temporale delle loro
concentrazioni, che interessano estese regioni fino a intere
unità geologico-strutturali, e i loro processi di formazione
costituiscono aspetti indicativi nell’evoluzione geologica della
Terra. Il manuale si articola attraverso: un’introduzione, in cui
si riportano informazioni storiche, geominerarie, di
esplorazione e di valutazione economica; una sistematica, in
cui sono indicati in modo molto sintetico dati scientifici,
tecnologici, economici e applicativi di metalli e minerali
industriali, e un’appendice, dove sono riportate tabelle per
informazioni specifiche e globali.

Da: https://www.libreriauniversitaria.it/metalli-minerali-industriali-parametri-geominerari/libro/9788854807266


Giacimenti Minerari

Luglio 2017

Il secondo piano dell’istituto di Mineralogia e Geochimica in via Botticelli era evidentemente più nuovo del resto del palazzo, in stile impero, come tutti gli altri padiglioni storici di Città Studi; era stato sapientemente aggiunto per ospitare Giacimenti Minerari. Divenne la mia seconda casa! Ovviamente il mio piano di studi fu tutto orientato alle scienze mineralogiche e petrografiche e il mio passaggio attraverso l’Istituto di Geologia di piazza Gorini fu il più fugace ed essenziale possibile, seppure molto soddisfacente. Fui per caso il solostudente che, nell’unico anno in cui si poteva poiché non inserita tra i corsi obbligatori, esclusi dal mio curriulum la Geologia Applicata. Il famigerato Pozzi, titolare (o despota e aguzzino) di quella cattedra, se lo segnò sul libro nero e ogni volta che ebbe occasione di incontrami, anche dopo decenni dalla laurea, me lo rinfacciò. Quando entravo in quel corridoio illuminato dalle ampie finestre e tappezzato di vetrine piene di campioni di “minerale” (gli inglesi usano il termine “ore” per definire il prodotto minerario e distinguerlo da quello mineralogico “mineral”) mi sentivo felice, pieno, orgoglioso dell’appartenenza a quel mondo. Studiare non era un sacrificio, era più di un piacere, era un atto d’amore.

Dino Di Colbertaldo

Dino di Colbertaldo, nobile della Marca trevigiana, geologo minerario e giacimentologo di chiara fama.

Lo spirito che dava vita a quel luogo di Scienza e di Bellezza, che caricava di entusiasmo e d’impegno noi studenti e di concretezza e di futuro ogni gesto, si materializzava in una persona straordinaria: il professor Dino di Colbertaldo, nobile della Marca trevigiana, geologo minerario e giacimentologo di chiara fama. Un grande! Un padre severo, che a me studente incuteva parecchia soggezione, ma dal quale ci si sentiva attratti per l’autorevolezza che istintivamente subito gli si riconosceva, perché indiscutibilmente l’aveva. E perché sentivo che mi voleva bene, che voleva forgiarmi, ci teneva. Veniva dalla miniera e, così come nella miniera si fa corpo unico, si è solidali, veci e bocia, tale era il suo atteggiamento verso i suoi allievi. È una sensazione bella, che ti fa maturare. Le sue lezioni erano spremute di Scienza, doni di esperienza vissuta e lezioni di vita; la sua capacità didattica e la sua carica umana erano così alte, che due o tre ore con lui scappavano via con più gusto di un bel film. Non sto esagerando. Per altro era questa una dote che condivideva con Schiavinato, un altro grande docente che ho avuto la fortuna di avere. Quante cose potrei raccontare del “mio Professore”! Riassumo tutto in un atto: ho dato il suo nome a uno dei miei figli! Eravamo in tre a lezione quell’anno: Franco, Flavio e io; tutti e tre chiedemmo poi la tesi con lui; tutti e tre seguiremo le sue orme nella vita professionale: Flavio Jadoul, Franco Rodeghiero e io: Piombo-Zinco, Fluorite e… Uranio. Il Prof è sempre stato un grande specialista dei giacimenti Pb-Zn-F (era anche consulente alle miniere di Raibl) e quando venne il momento della tesi, lui per me pensava a Salafossa. Senonché io ero innamorato cotto dell’uranio e ebbi l’ardire di proporgli di fare la tesi a Novazza. La prima risposta fu no! Ma poi, come fanno tutti i papà, che ci ripensano e magari anche si incuriosiscono delle passioni dei figli, acconsentì, ma affidandomi al suo “vice” – si fa per dire – Luciano Brigo.

Luciano Brigo

Non ho parole adeguate per parlare di Luciano Brigo, per lo meno non molte. Intanto comincio col dire che lui era un “minerario” austro-ungarico, come il Professore; un Cecco Beppe di Brixen, con il rigore teutonico che nella sua professione emergeva tutto. In proposito, tirando le somme, oggi mi sembra di poter confermare che anche in questo campo scientifico la Cultura ha camminato da Est verso Ovest: la scuola germanica è arrivata fino a Milano, fino al confine del Lombardo-Veneto, fronteggiando quella napoleonica. E io sono contento di aver respirato almeno un po’ l’aria della prima! Di solito un uomo di miniera rischia di avere uno sguardo limitato all’interno del suo guscio; Brigo no! Lui guardava in grande, da vero geologo, con una capacità di collegamento e di sintesi che può avere solo chi lavora su problemi concreti, chi deve produrre qualcosa di utile. È stato per me un maestro essenziale, mi ha insegnato a vedere il contesto e non solo il particolare, a togliere i fronzoli e far emergere l’essenziale. Così ha fatto con il mio lavoro della tesi di laurea, rappresentando per me anche una continuità, nel momento in cui il mio Professore se ne andò volando sopra un platano con la sua Ford Capri 2600 una notte sulla Pontebbana. Anche quando la cattedra sarà presa da Piero Zuffardi, che di uranio aveva già scritto addirittura un manuale per la ricerca operativa, fu sempre lui, Luciano Brigo, a stare al mio fianco per indirizzarmi. Lui e Ida Venerandi! Ida allora era l’assistente di Dino Di Colbertaldo, una grande specialista di microscopia in luce riflessa. Donna sarda in tutto e per tutto: fisico asciutto, capelli neri, occhi neri severi, impenetrabili, carnagione olivastra, carattere forte e dolce assieme: affascinante quanto rigorosa e appassionata nel suo lavoro e, ne sono convinto, anche nella sua vita di moglie e madre. Quando ho iniziato a frequentare Giacimenti penso che fosse per lei un periodo di tensione abbastanza forte, come assistente del Prof, perché in istituto girava la giovane dottoranda Margherita Superchi (che diverrà la gemmologa della Camera di Commercio di Milano) e l’uomo, pur se alla sua età, al suo stato e alla sua posizione avrebbero dovuto corrispondere saggezza e prudenza, non sembrava indifferente a tanta sciolta freschezza… Abbiamo lavorato molto assieme sulla paragenesi mineralogica di Novazza, decine di sezioni sottili e lucide: le splendide opere artigianali di Carlo Pohar. Ida Venerandi adesso è in pensione, ma non si è mai dimenticata di me e ancora oggi ci sentiamo ogni tanto: è lei che mi dà notizia dei fatti salienti dell’Istituto, che purtroppo riguardano sempre più spesso la dipartita di qualche Collega che fu mio professore e… anche di qualche altro che fu mio compagno di studi.

testo riscritto il 15 settembre 2025 Pessina C.-geologo

L'immagine vuol essere un ricord di due professori universitari titolari di cattedre in Giacimenti minerari.
Novazza(Bg.)-Ottobre 1978. Sul piazzale della miniera di uranio i professori Brigo e Omenetto, dopo una visita giacimentologica con alcuni geologi francesi.