Il professor Luciano Brigo. Un ricordo indelebile a Berchtesgaden
Gent.mo dr. Montanari
Sono passati quasi quarant’anni da quando conobbi il prof. Luciano Brigo a
Berchtesgaden, piccola cittadina della Baviera, in occasione di un Congresso di
Giacimenti minerari al quale partecipai insieme al mio direttore Agip di allora, dr. Manuel
Dagnolo, amico di Brigo.
Ricordo il dopo di una cena abbondante dei due, la mia più modesta, consumata in
ristorante di Berchtesgaden- con un digestivo postprandium a base di Genzian, tipico
liquore locale. Io a malapena riuscii a fare un primo giro, e non ne volli sapere di berne
dell’altro. Ad ogni successivo giro, la cameriera segnava con una croce sul sottobicchiere
di cartone le Genzian consumate. Passavano le ore e i due si sfidavano a bicchierini di
Genzian. I sottobicchieri erano ormai cerchiati da innumerevoli croci. I due erano
chiaramente su di giri, per non dire alticci.
Un’ora prima di mezzanotte li salutai perché, stanco del viaggio, desideravo riposarmi in
vista del Congresso che si sarebbe tenuto la mattina dopo. Mi chiesi come fosse possibile
che Brigo il mattino dopo presentasse il suo studio all’Assemblea scientifica ivi convenuta.
Il mattino seguente, tra i primi relatori fu il prof. Brigo, che, fresco come una rosa al primo
mattino, come se avesse dormito due notti intere, non mancò di stupirci per la sua brillante
comunicazione. Forse sulla Scheelite?
07 novembre 2022
(Montanari F.)
“Per quanto riguarda gli alcolici, il Prof. Brigo era veramente particolare. Pensi una volta
con una gruppo di professori per una ricerca UE nel 1983 andai con lui in Calabria e Sicilia
e dormii in camera con lui per 7 o 8 giorni.
Non voleva andare a dormire prima delle 3 o 4 di mattina perché a causa della artrosi non
riusciva comunque a dormire, si alzava alle 6 ed io prendevo del dormiglione perché a
quell’ora dormivo ancora. Ci facevamo una doccia e scendevamo a far colazione alle 7,30
e lui, prima del caffè, prendeva un J&B e da lì ogni 30 – 50 minuti ne prendeva un altro.
Diceva che lo aiutava a ragionare meglio. Prendeva anche caffè ma più J&B di caffè. ”E
pensi che aveva analisi perfette per fegato e transaminasi di cui si vantava, contro ogni
previsione medica.
Solo fumava anche 80 Rothmans al giorno ed alla fine le sigarette gli presentarono il
conto.
Io feci la tesi con lui su un polimetallico a Scheelite sull’Arco Calabro Peloritano e lui a quel
tempo passava per uno dei migliori esperti Europei di Scheelite anche se in verità la sua
materia preferita, e ove era veramente rivoluzionario, erano in giacimenti a Pb-Zn, come
d’altronde la comunità scientifica gli riconosceva ampiamente.
Comunque insegnava un gran metodo di studio, basato sulla classificazione sistematica
dei giacimenti, come di Cobertaldo e Routier d’altronde. Ed i frutti si vedevano.
Sull’Uranio però avevamo pochi dati sia di metodiche che di genetica……
Non ci sono mai andato d’accordo, discutevamo sempre, quasi su tutto, ma è stato un
secondo padre per me.
…….A proposito del libro, quando il Prof. Brigo mi cercò per farlo io mi feci promettere che
subito dopo questo (✼) avremmo fatto quello vero, con la genetica giacimentologica che
lui insegnava a lezione, ma purtroppo pochi mesi dopo la pubblicazione mentre avevamo
appena cominciato il secondo lui venne a mancare ed io partii per L’Argentina ove gestii
un progetto di ricerca aurifera con Soltera Mining Corp, per oltre 10 anni, ed il libro non si
fece, era ancora agli inizi dell’organizzazione.
Ora poi hanno chiuso tutte le cattedre e gli insegnamenti di Giacimenti, i professori rimasti
insegnano geologia ambientale …. povera Italia.
08 novembre 2022

(✼) Metalli e minerali industriali. Parametri geominerari ed economici
di Luciano Brigo, Fabio Montanari

Editore: Aracne
Pagine: 396 Formato: brossura
Data di Pubblicazione: 2006
EAN: 9788854807266
ISBN: 8854807265
Descrizione libro:
Lo scopo degli autori è la descrizione sistematica, in forma di
manuale, delle materie prime minerali che sono alla base delle
attività industriali in costante sviluppo tecnologico nella
produzione manifatturiera, attraverso i principali e più
significativi parametri geominerari, applicativi ed economici. In
ambito scientifico, la distribuzione spazio-temporale delle loro
concentrazioni, che interessano estese regioni fino a intere
unità geologico-strutturali, e i loro processi di formazione
costituiscono aspetti indicativi nell’evoluzione geologica della
Terra. Il manuale si articola attraverso: un’introduzione, in cui
si riportano informazioni storiche, geominerarie, di
esplorazione e di valutazione economica; una sistematica, in
cui sono indicati in modo molto sintetico dati scientifici,
tecnologici, economici e applicativi di metalli e minerali
industriali, e un’appendice, dove sono riportate tabelle per
informazioni specifiche e globali.
estratto dal volume: “URANIO AMORE MIO” di Daniele Ravagnani
Giacimenti Minerari
Luglio 2017
Il secondo piano dell’istituto di Mineralogia e Geochimica in via Botticelli era evidentemente più nuovo del resto del palazzo, in stile impero, come tutti gli altri padiglioni storici di Città Studi; era stato sapientemente aggiunto per ospitare Giacimenti Minerari. Divenne la mia seconda casa! Ovviamente il mio piano di studi fu tutto orientato alle scienze mineralogiche e petrografiche e il mio passaggio attraverso l’Istituto di Geologia di piazza Gorini fu il più fugace ed essenziale possibile, seppure molto soddisfacente. Fui per caso il solostudente che, nell’unico anno in cui si poteva poiché non inserita tra i corsi obbligatori, esclusi dal mio curriulum la Geologia Applicata. Il famigerato Pozzi, titolare (o despota e aguzzino) di quella cattedra, se lo segnò sul libro nero e ogni volta che ebbe occasione di incontrami, anche dopo decenni dalla laurea, me lo rinfacciò. Quando entravo in quel corridoio illuminato dalle ampie finestre e tappezzato di vetrine piene di campioni di “minerale” (gli inglesi usano il termine “ore” per definire il prodotto minerario e distinguerlo da quello mineralogico “mineral”) mi sentivo felice, pieno, orgoglioso dell’appartenenza a quel mondo. Studiare non era un sacrificio, era più di un piacere, era un atto d’amore.
Dino Di Colbertaldo

Dino di Colbertaldo, nobile della Marca trevigiana, geologo minerario e giacimentologo di chiara fama.
Lo spirito che dava vita a quel luogo di Scienza e di Bellezza, che caricava di entusiasmo e d’impegno noi studenti e di concretezza e di futuro ogni gesto, si materializzava in una persona straordinaria: il professor Dino di Colbertaldo, nobile della Marca trevigiana, geologo minerario e giacimentologo di chiara fama. Un grande! Un padre severo, che a me studente incuteva parecchia soggezione, ma dal quale ci si sentiva attratti per l’autorevolezza che istintivamente subito gli si riconosceva, perché indiscutibilmente l’aveva. E perché sentivo che mi voleva bene, che voleva forgiarmi, ci teneva. Veniva dalla miniera e, così come nella miniera si fa corpo unico, si è solidali, veci e bocia, tale era il suo atteggiamento verso i suoi allievi. È una sensazione bella, che ti fa maturare. Le sue lezioni erano spremute di Scienza, doni di esperienza vissuta e lezioni di vita; la sua capacità didattica e la sua carica umana erano così alte, che due o tre ore con lui scappavano via con più gusto di un bel film. Non sto esagerando. Per altro era questa una dote che condivideva con Schiavinato, un altro grande docente che ho avuto la fortuna di avere. Quante cose potrei raccontare del “mio Professore”! Riassumo tutto in un atto: ho dato il suo nome a uno dei miei figli! Eravamo in tre a lezione quell’anno: Franco, Flavio e io; tutti e tre chiedemmo poi la tesi con lui; tutti e tre seguiremo le sue orme nella vita professionale: Flavio Jadoul, Franco Rodeghiero e io: Piombo-Zinco, Fluorite e… Uranio. Il Prof è sempre stato un grande specialista dei giacimenti Pb-Zn-F (era anche consulente alle miniere di Raibl) e quando venne il momento della tesi, lui per me pensava a Salafossa. Senonché io ero innamorato cotto dell’uranio e ebbi l’ardire di proporgli di fare la tesi a Novazza. La prima risposta fu no! Ma poi, come fanno tutti i papà, che ci ripensano e magari anche si incuriosiscono delle passioni dei figli, acconsentì, ma affidandomi al suo “vice” – si fa per dire – Luciano Brigo.
Luciano Brigo
Non ho parole adeguate per parlare di Luciano Brigo, per lo meno non molte. Intanto comincio col dire che lui era un “minerario” austro-ungarico, come il Professore; un Cecco Beppe di Brixen, con il rigore teutonico che nella sua professione emergeva tutto. In proposito, tirando le somme, oggi mi sembra di poter confermare che anche in questo campo scientifico la Cultura ha camminato da Est verso Ovest: la scuola germanica è arrivata fino a Milano, fino al confine del Lombardo-Veneto, fronteggiando quella napoleonica. E io sono contento di aver respirato almeno un po’ l’aria della prima! Di solito un uomo di miniera rischia di avere uno sguardo limitato all’interno del suo guscio; Brigo no! Lui guardava in grande, da vero geologo, con una capacità di collegamento e di sintesi che può avere solo chi lavora su problemi concreti, chi deve produrre qualcosa di utile. È stato per me un maestro essenziale, mi ha insegnato a vedere il contesto e non solo il particolare, a togliere i fronzoli e far emergere l’essenziale. Così ha fatto con il mio lavoro della tesi di laurea, rappresentando per me anche una continuità, nel momento in cui il mio Professore se ne andò volando sopra un platano con la sua Ford Capri 2600 una notte sulla Pontebbana. Anche quando la cattedra sarà presa da Piero Zuffardi, che di uranio aveva già scritto addirittura un manuale per la ricerca operativa, fu sempre lui, Luciano Brigo, a stare al mio fianco per indirizzarmi. Lui e Ida Venerandi! Ida allora era l’assistente di Dino Di Colbertaldo, una grande specialista di microscopia in luce riflessa. Donna sarda in tutto e per tutto: fisico asciutto, capelli neri, occhi neri severi, impenetrabili, carnagione olivastra, carattere forte e dolce assieme: affascinante quanto rigorosa e appassionata nel suo lavoro e, ne sono convinto, anche nella sua vita di moglie e madre. Quando ho iniziato a frequentare Giacimenti penso che fosse per lei un periodo di tensione abbastanza forte, come assistente del Prof, perché in istituto girava la giovane dottoranda Margherita Superchi (che diverrà la gemmologa della Camera di Commercio di Milano) e l’uomo, pur se alla sua età, al suo stato e alla sua posizione avrebbero dovuto corrispondere saggezza e prudenza, non sembrava indifferente a tanta sciolta freschezza… Abbiamo lavorato molto assieme sulla paragenesi mineralogica di Novazza, decine di sezioni sottili e lucide: le splendide opere artigianali di Carlo Pohar. Ida Venerandi adesso è in pensione, ma non si è mai dimenticata di me e ancora oggi ci sentiamo ogni tanto: è lei che mi dà notizia dei fatti salienti dell’Istituto, che purtroppo riguardano sempre più spesso la dipartita di qualche Collega che fu mio professore e… anche di qualche altro che fu mio compagno di studi.
testo riscritto il 15 settembre 2025 Pessina C.-geologo


