Manuel D’Agnolo

Ritratto del “Gentleman Carismatico”. Un uomo dal fascino “classico” con un l’impeccabile “physique du rôle”, che univa l’aspetto giovanile e vigoroso all’innata eleganza di chi è di buona famiglia. Un uomo che trasmetteva un carisma immediato: alto, ben fatto e concentrato, era capace di passare da una serietà professionale di alto livello (adatta a ruoli dirigenziali in una grande società come l’Eni) a un’amichevolezza sorridente, non lesinando attenzioni al gentil sesso. Era la perfetta incarnazione del “bell’uomo” d’altri tempi. Ma anche un geologo con un grande amore per la propria professione. In immagine: Manuel D’agnolo e signora nel 1982.

Premessa

il dottor Manuel D’Agnolo e Il professor Luciano Brigo. Un ricordo indelebile a Berchtesgaden

Gent.mo dr. Montanari

Sono passati quasi quarant’anni da quando conobbi il prof. Luciano Brigo a Berchtesgaden, piccola cittadina della Baviera, in occasione di un Congresso di Giacimenti minerari al quale partecipai insieme al mio direttore Agip di allora, dr. Manuel D’Agnolo, amico di Brigo.

Ricordo il dopo di una cena abbondante dei due- la mia più modesta- consumata in ristorante di Berchtesgaden- con un digestivo postprandium a base di Genzian, tipico liquore locale. Io a malapena riuscii a fare un primo giro, e non ne volli sapere di berne dell’altro. Ad ogni successivo giro, la cameriera segnava con una croce sul sottobicchiere di cartone le Genzian consumate. Passavano le ore e i due si sfidavano a bicchierini di Genzian. I sottobicchieri erano ormai cerchiati da innumerevoli croci. I due erano chiaramente su di giri, per non dire alticci.

Un’ora prima di mezzanotte li salutai perché, stanco del viaggio, desideravo riposarmi in vista del Congresso che si sarebbe tenuto la mattina dopo. Mi chiesi come fosse possibile che Brigo il mattino dopo presentasse il suo studio all’Assemblea scientifica ivi convenuta.

Il mattino seguente, tra i primi relatori fu il prof. Brigo, che, fresco come una rosa al primo mattino, come se avesse dormito due notti intere, non mancò di stupirci per la sua brillante comunicazione. Forse sulla Scheelite?

C.M. Pessina – geologo 07 novembre 2022

Il dott. D’Agnolo ed io scoprimmo di aver passato le vacanze estive, quando eravamo adolescenti nello stesso paesino di montagna. Fin dalla età di 4 anni trascorrevo il mese di agosto in Val di Non a Coredo.

La famiglia D’Agnolo possedeva una delle prime ville costruite, proprio di fronte ai campi da tennis, vicino alla balera. Nella villa trascorrevano ore liete, lui Manuel, il fratello, i genitori ed un fedele cane lupo. Gli anni passavano e durante una estate, il padre ormai anziano, morì. Si spense nel suo letto con ai piedi il fedele lupo. Quando i famigliari si accorsero dell’accaduto, con gran dolore e partecipazione di tutto il paese, svolsero il rito funebre. Il fedele lupo era rimasto vicino al letto del suo amato padrone. Ritornati a casa fu loro impossibile avvicinarsi al letto. Il cane ringhiava e non intendeva spostarsi. Impazzito dal dolore, aspettava il ritorno del padrone e non permetteva nemmeno ai due fratelli, che erano stati suoi compagni di gioco, di avvicinarlo. Lo dovettero abbattere.

Manuel D’Agnolo e signora alla Giornata degli Scambi del Gruppo Mineralogico Lombardo a Novegro (Mi) nel 1975.
(Rielaborazione immagine: Pessina Camillo Mario)

A mani nude contro l’uranio sulla Sarca

da: Il Trentino Nuovo : https://www.iltrentinonuovo.it/index.php/2021/07/06/a-mani-nude-contro-luranio-sulla-sarca/

Mauro Lando – 6 Luglio 2021

“…..Dopo i primi accertamenti, effettuati negli anni Cinquanta del secolo scorso, nelle montagne tra la valle Rendena e la val d’Algone e successivamente ampliati a seguito della crisi petrolifera del 1973, l’Agip riprese nel 1976 le ricerche di uranio in quei territori. Si era allora in un momento in cui la costruzione di centrali atomiche era ritenuta possibile ed auspicabile per cui l’uranio era diventato una materia prima indispensabile per quel tipo di investimenti. In quella fase lo scopo dell’Agip era di conoscere l’andamento e la formazione del sottosuolo nell’area della Rendena, condizione indispensabile per eventuali successivi accertamenti mirati. In concreto si voleva praticare dei sondaggi nelle rocce e così verificare se davvero vi era la presenza di uranio in quantità economicamente utile. Alla ricerca erano interessati tratti di territori montani dei Comuni di Bocenago, Ragoli, Spiazzo, Stenico, Bleggio inferiore, Massimeno e Montagne, tutti tra Rendena ed Algone, nel gruppo del Brenta. La ricerca, affidata ad una società dell’Agip, era concentrata in 14 piazzole in quota dove erano state collocate sonde capaci di perforare la roccia fino a raggiungere una profondità tra gli 800 ed i 1000 metri. I fori avevano un diametro iniziale di 12 centimetri e finale di 6 centimetri. Tutto questo era possibile perché l’amministrazione provinciale aveva a suo tempo rilasciato la concessione ad operare.
Lo stato della ricerca fu conosciuto nell’autunno del 1977 allorché (l’Adige, 1° novembre 1977) il direttore generale delle ricerche minerarie dell’Agip, dott. Manuel d’Agnolo, incontrò in Provincia a Trento il presidente della Giunta provinciale Giorgio Grigolli. Emerse che l’Agip aveva investito due miliardi e che contava di concludere le ricerche preliminari alla fine del 1978. Per ora, scrisse il giornale, “tali ricerche non rivestono problematiche di ordine territoriale e paesaggistico”. Di ben altro parere però era l’ambiente protezionista trentino, tanto che sull’Alto Adige del 16 marzo 1978 Italia Nostra uscì allo scoperto contro un’ipotizzata miniera di uranio in Rendena per i danni ambientali che avrebbe provocato, per le discariche di cui ci sarebbe stato bisogno e per contestare la scelta energetica nucleare. “Meglio attivi oggi che radioattivi domani”: questo lo slogan lanciato nel documento dell’associazione ambientalista, promotrice anche di un convegno sull’argomento. L’opposizione emerse anche in Rendena, tanto che nell’aprile 1978 il Consiglio comunale di Pinzolo (Alto Adige, 4 aprile 1978) votò all’unanimità contro l’apertura di miniere per la ricerca di uranio temendo problemi di “radioattività” e la creazione di ampie discariche di materiale. Gli altri Comuni della valle si schierarono poi con analoga presa di posizione.

Non tardò la replica dell’Agip che (Alto Adige, 12 aprile 1978) spiegò ciò che esattamente si stava facendo in Rendena e confutò, punto per punto, le affermazioni di Italia Nostra sui tempi e la pericolosità dell’eventuale miniera. Ormai però non erano più in discussione i fatti, ma il problema era diventato politico, ossia la scelta antinucleare per parte ambientalista e la volontà da parte della popolazione della Rendena di avere garanzie sulla salvaguardia della valle. “La Rendena vuol sapere quali misure sono state prese per difendere la valle prima che l’uranio venga trovato”, commentò il giornalista Franco de Battaglia sull’Alto Adige del 29 aprile 1978, giorno in cui si svolse un incontro a Spiazzo Rendena del presidente Grigolli con la popolazione. Fu una riunione tumultuosa e senza dialogo: in quella occasione la Rendena disse di no all’uranio ed a prenderne consapevolezza fu anche la DC che dopo qualche giorno (Alto Adige, 5 maggio 1978) presentò in Consiglio provinciale una mozione per “armonizzare l’utilizzo di eventuali materiali uraniferi con le esigenze espresse dalla Rendena”. In sostanza fu questo lo stop a qualsiasi ipotesi di escavazione dell’uranio. Dopo schermaglie procedurali e l’arrivo di folte delegazioni di rendenesi a Trento, il blocco alle ricerche di materiale radioattivo venne approvato dal Consiglio il 6 giugno 1978, seguito poi (Alto Adige, 9 giugno 1978) dalla revoca da parte della Giunta provinciale delle concessioni di ricerca a suo tempo assegnate all’Agip. Prima di quella decisione però vi furono anche due sabotaggi.


Contro la revoca della concessione l’Agip presentò ricorso al Consiglio di Stato il quale, cinque anni dopo, nell’agosto del 1983, sentenziò (l’Adige, 5 agosto 1983) che l’annullamento era stato illegittimo. L’Agip quindi avrebbe potuto riprendere le perforazioni, ma l’allora presidente della Provincia Flavio Mengoni (1929-2013) mantenne la revoca.”

Il presidente della Provincia di Trento, Giorgio Grigolli (1927-2016), da solo, sul palco del teatro a Spiazzo Rendena, in una drammatica immagine fissata dal fotoreporter Nereo Pederzolli. Era il 29 aprile 1978. La popolazione, infuriata, gli tirò addosso tutti i “libretti verdi” che la Provincia aveva fatto stampare per illustrare il progetto di Agip mineraria nella ricerca dell’uranio che, a dire di quella pubblicazione, era conveniente e non aveva controindicazioni per l’ambiente. Il disastro di Chernobyl si sarebbe avuto esattamente otto anni dopo: il 26 aprile 1986. (Nella didascalia alla figura, si confondono le problematiche minerarie con le problematiche di un reattore nucleare, dimenticando che in quel momento in Italia e nella vicina Francia erano in funzione da anni più di 50 reattori nucleari. N.d.R.)