P. zo del Diavolo/Diavolino downfaulting and its possible Effects on the Structural Framework of the Upper Fiumenero Valley, Bergamo Province-Italy

La Faglia diretta del P.zo del Diavolo/Diavolino e i suoi possibili effetti sull’assetto strutturale della alta valle di Fiumenero (Provincia di Bergamo, Italia.) Dati CARG, osservazioni fotogeologiche e implicazioni per l’alta Valle di Fiumenero (Alta Val Seriana)

Alle sorgenti del fiume BremboTestata dell’alta Val Camisana (Bg) in corrispondenza dello spartiacque valtellinese. Sulla dx della foto: il Pizzo del Diavolo e il Diavolino. Le assise rocciose nerastre visibili in foto erano state qui deposte come argille/limi nella Epoca “Cisuraliano”-(circa 280 Ma), nel periodo Permiano inferiore, in un Bacino di deposizione di tipo continentale, creato e sviluppato da dinamiche geologiche transtensionali della crosta terrestre dovute a movimenti relativi tra Laurasia e Gondwana. Per distinguere questo bacino di deposizione da altri bacini vicini, posti in altre provincie, questo bacino viene denominato “Orobico”. Le assise rocciose visibili in foto sono interamente ascrivibili alla Formazione del Pizzo del Diavolo (Permiano inferiore). Le parti nerastre sono costituite da litofacies prevalentemente pelitiche quali siltiti, argilliti e fanghiglie, oggi consolidate, e, nomenclate dalla Geologia ufficiale con la sigla “FPZb” (Formazione del Pizzo del Diavolo b). L’ambiente di deposizione era prevalentemente lacustre, poco profondo, depocentrale al bacino di deposizione. Superiormente a queste litofacies scure, si evidenziano litofacies di colore chiaro, a composizione prevalentemente arenacea, di ambiente fluviale, (FPZa). La bocchetta di Podavit che collega l’alta Val Camisana (Bg) con l’alta valle di Ambria (So) è visibile nel centro della foto. Fotografia del prof. Ausonio Ronchi-Università di Pavia- 2010(?). At the headwaters of the Brembo River – head of the upper Val Camisana (Bergamo), along the Valtellina watershed. On the photo right are Pizzo del Diavolo and the Diavolino. The dark rock strata visible in the photograph were deposited during the Cisuralian Epoch, approximately 280 Ma ago, in the Early Permian, within a continental sedimentary basin generated and developed under transtensional crustal dynamics. To distinguish it from neighbouring basins located in other sectors of the Southern Alps, this basin is referred to as the Orobic Basin.The rock succession visible in the photograph is entirely assigned to the Pizzo del Diavolo Formation (Early Permian). The dark-coloured intervals consist predominantly of pelitic lithofacies, including siltstones, mudstones and argillaceous deposits, now lithified, and formally designated in the official geological mapping as FPZb (Pizzo del Diavolo Formation, lithofacies b). Their depositional environment was mainly shallow lacustrine, representing relatively more depocentral sectors of the basin. Up-section, these dark lithofacies pass into lighter-coloured, predominantly arenaceous lithofacies deposited in fluvial environments, formally designated FPZa. The Bocchetta di Podavit, linking the upper Val Camisana (Bergamo) with the upper Ambria Valley (Sondrio), is visible in the centre of the photograph. Photograph by Prof. Ausonio Ronchi, University of Pavia – 2010(?)

La sella che separa il Pizzo del Diavolo di Tenda dal Diavolino coincide con una discontinuità che le Note illustrative del Foglio CARG 056 Sondrio attribuiscono a una fase distensiva tardo-alpina. Il piano è descritto come ripidamente immergente verso SE e il Diavolino come blocco ribassato. Le fotografie panoramiche e aeree qui riesaminate mostrano l’interruzione e la separazione apparente del limite tra le litofacies prevalentemente arenacea (FPZa) e pelitica (FPZb) della Formazione del Pizzo del Diavolo. Tale correlazione sostiene la cinematica normale indicata dal CARG, ma non consente, da sola, di misurare direzione, immersione, rigetto reale o eventuali riattivazioni. Una separazione verticale apparente dell’ordine di 150-180m. resta pertanto una mia stima fotogeologica preliminare, non un dato strutturale di terreno. La prosecuzione della struttura sul versante seriano, nell’alta Valle di Fiumenero, è riconosciuta; resta invece da verificare la continuità della traccia verso Cascina di Campo mediante cartografia di dettaglio, misure giaciturali, correlazione dei marker e analisi topografica tridimensionale.

Parole chiave: Bacino Orobico; Formazione del Pizzo del Diavolo; Diavolino; faglia normale; CARG; fotogeologia; tettonica tardo-alpina; Valle di Fiumenero; Val Seriana.

1. Obiettivo e criteri della revisione

Questo studio riorganizza e sviluppa il materiale originario sulla discontinuità che separa il Pizzo del Diavolo di Tenda dal Diavolino. L’obiettivo non è trasformare una lettura fotografica in una misura di terreno, ma integrare in modo trasparente la cartografia CARG, la stratigrafia permiana, le fotografie storiche e le interpretazioni strutturali, indicando per ciascuna affermazione il relativo livello di evidenza.

La revisione conserva tutte le immagini dell’elaborato sorgente, corregge terminologia e riferimenti, elimina le ripetizioni e distingue la faglia tardo-alpina osservata tra le due cime dai sistemi di faglie permiane che controllarono l’apertura del Bacino Orobico. La vicinanza spaziale o l’orientazione simile non dimostrano, da sole, una continuità o una riattivazione tra strutture di età diversa.

Il Bacino Orobico è un bacino continentale del Permiano inferiore sviluppato nel Dominio Sudalpino durante l’estensione post-varisica. Le ricostruzioni più recenti descrivono un’architettura controllata dall’interazione tra faglie normali a basso angolo (LANF) e ad alto angolo (HANF), responsabili di semigraben asimmetrici, variazioni di spessore e deformazioni sinsedimentarie. In parte della letteratura precedente il bacino è interpretato in chiave transtensiva; i dati strutturali recenti sostengono invece una componente di estensione pura almeno lungo il margine settentrionale studiato (Cadel et al., 1996; Berra et al., 2016; Zanchi et al., 2019; Locchi et al., 2022).

Questo quadro permiano è essenziale per comprendere l’assetto regionale, ma non autorizza ad attribuire automaticamente al Permiano la faglia tra Pizzo del Diavolo e Diavolino: per quella struttura il vincolo esplicito disponibile nelle Note CARG è tardo-alpino.

La Formazione del Pizzo del Diavolo comprende depositi continentali alluvio-lacustri del Cisuraliano sovrapposti alla Vulcanite del Monte Cabianca. Nel Foglio 056 sono distinte, tra le altre, la litofacies prevalentemente arenacea FPZa, la litofacies prevalentemente pelitica FPZb e le vulcaniti intercalate FPZe (Boriani e Bini, 2012, pp. 90-97). I rapporti laterali e verticali sono complessi e riflettono la migrazione di conoidi, piane sabbiose, corsi d’acqua effimeri e depocentri lacustri.

FPZa è costituita soprattutto da arenarie litiche ed epiclastiti grigie o bruno-chiare, localmente con stratificazioni incrociate, ripple e cicli granulometrici. FPZb comprende siltiti e argilliti nere, massicce o laminate, con intercalazioni arenacee e strutture da esposizione, corrente e deformazione dei sedimenti non consolidati. L’ambiente risultante è alluvio-lacustre, poco profondo e variabile, non un lago profondo uniforme e permanente (Boriani e Bini, 2012, pp. 93-95; Cadel et al., 1996; Berra et al., 2016).

L’associazione a impronte di tetrapodi (icnofossili) è stata discussa come indicativa di un intervallo tardo-cisuraliano, localmente riferito al Kunguriano. Tale attribuzione è biostratigrafica e regionale: non data direttamente ogni livello esposto sulle due cime e, soprattutto, non data la faglia che li disloca (Marchetti, 2016). Nella scala ICS 2026 il Kunguriano è compreso approssimativamente tra 283,3 e 274,4 Ma; le età numeriche restano soggette a revisione e non sostituiscono i limiti definiti formalmente.

3. Il dato CARG sulla faglia del Diavolino

Nel capitolo dedicato all’assetto strutturale della porzione settentrionale, le Note illustrative del Foglio 056 descrivono il settore Monte Aga-Pizzo del Diavolo-Monte Masoni come il risultato della sovrapposizione di strutture distensive post-varisiche, strutture compressive alpine, strutture distensive alpine e lineamenti NW-SE probabilmente trascorrenti (Boriani e Bini, 2012, pp. 163-164).

Dato CARG. Le fasi distensive tardo-alpine hanno prodotto piani ripidamente immergenti verso SE; come esempio viene citata la faglia distensiva che ribassa il Diavolino rispetto al Pizzo del Diavolo di Tenda (Boriani e Bini, 2012, p. 164).

Il CARG stabilisce quindi tre elementi: cinematica distensiva, attribuzione tardo-alpina e immersione ripida verso SE. Non fornisce invece direzione numerica, angolo d’immersione, rigetto, spessore della zona di faglia, strie, pitch, marker impiegato o prova di una precedente attività permiana. La denominazione ‘faglia del Diavolino’ non è formalizzata nelle Note.

 Figura 1. Pizzo del Diavolo di Tenda e Diavolino osservati dal versante brembano. Il tracciato rosso rappresenta una interpretazione grafica della discontinuità; le frecce indicano il senso relativo di abbassamento proposto. Base fotografica attribuita al corso ‘Principi di Geologia’ del prof. Andrea Zanchi, a.a. 2022/2023; Modifiche dell’originale e annotazioni a cura dell’autore del presente studio.

4. Evidenze fotogeologiche

4.1 Espressione morfologica e continuità dei marker

La discontinuità coincide con il profondo canalone che separa le due cime. L’allineamento morfologico, da solo, non prova una faglia, perché può svilupparsi anche lungo fratture, giunti o livelli più erodibili. Il dato diventa significativo quando il canalone coincide con l’interruzione e la separazione apparente di uno stesso limite litostratigrafico. Nelle fotografie il marker più riconoscibile è il passaggio tra le facies scure, prevalentemente pelitiche, e le facies più chiare e competenti, prevalentemente arenacee. La correlazione è più leggibile nelle viste da Nord e da SW-NE. Il limite ricompare a quota apparente inferiore nel comparto del Diavolino, in accordo con un blocco ribassato. Tuttavia, prospettiva, topografia della parete, immersione degli strati e possibile variazione laterale di facies impediscono di ricavare il rigetto reale da una sola immagine.

I tracciati sovrapposti alle fotografie devono quindi essere letti come annotazioni interpretative e non come rilievi cartografici della superficie di faglia. Per consolidare la correlazione occorre verificare, sui due lati del canalone, identità litologica, posizione nella successione, giacitura degli strati e continuità di più orizzonti indipendenti. La sola somiglianza cromatica può essere alterata da illuminazione, patine, neve e copertura detritica.

Osservazione fotogeologica. Le immagini documentano una discontinuità morfologica coincidente con l’interruzione di marker stratigrafici apparenti. La classificazione come faglia normale non deriva però dalla fotografia isolata: è sostenuta dal confronto con il dato strutturale pubblicato nel CARG.

Figura 2. Spartiacque brembano, seriano e valtellinese visto da Nord. Le linee bianche seguono il limite superiore delle facies scure della Formazione del Pizzo del Diavolo; il tracciato rosso individua la zona di discontinuità tra Diavolino e Pizzo del Diavolo. Fonte: Fotografia aerea e interpretazione geologica di Camillo Mario Pessina, 1980. Diritti: © Camillo Mario Pessina. Riproduzione autorizzata dall’autore nel presente elaborato previa citazione.
Figura 3. Versante meridionale del Pizzo del Diavolo di Tenda e del Diavolino. Le facies pelitico-siltose scure sono sormontate da pacchi arenacei più chiari e competenti; livelli chiari stratoconcordanti sono intercalati nella successione. Fonte: Fotografia aerea di Camillo Mario Pessina, 1980. Diritti: © Camillo Mario Pessina. Riproduzione autorizzata dall’autore nel presente elaborato previa citazione.

4.2 La vista CARG dalla Val Camisana

La fotografia CARG da SW verso NE riconosce FPZa sulle porzioni sommitali, FPZb nel settore più scuro eFPZe nella parte inferiore. Il limite bianco tra FPZa e FPZb è un riferimento cartografico-stratigrafico; il tracciato rosso rappresenta una discontinuità strutturale. La figura conferma che le differenze cromatiche usate nella lettura fotogeologica corrispondono a litofacies formalmente cartografate, ma non quantifica lo spostamento (Boriani e Bini, 2012, fig. 16, pp. 94-95).

Figura 4. (Fig. 16)- Sedimenti continentali alluvio-lacustri FPZa e FPZb e vulcanoclastiti FPZe presso il Pizzo del Diavolo e il Diavolino, osservati dall’alta Val Camisana da SW verso NE. La linea rossa indica la discontinuità rappresentata nella figura originale. Fonte: Boriani e Bini (a cura di), 2012, Note illustrative del Foglio 056 Sondrio, fig. 16, pp. 94-95; ISPRA e Regione Lombardia.

Figura 5 – Calcolo fotogrammetrico del rigetto di faglia per interpolazione geometrica tra quote note e le distanze verticali misurate. La calibrazione fotografica, basata sulla differenze altimetriche di 104 m. tra le due cime e di 164 m. tra la forcella e la cima del P.zo del Diavolo indica una separazione apparente dei marker litostratigrafici di tetto (in bianco) di circa 173 m. Considerando l’inclinazione di circa 20° della direzione di misura rispetto alla verticale fotografica, la componente verticale apparente risulta prossima a 153 m. Tenuto conto delle incertezze prospettiche e della correlazione dei marker, è pertanto ragionevole adottare un intervallo fotogeologico prudenziale di 150-180m. Tale intervallo non rappresenta ancora il rigetto reale né lo scorrimento lungo il piano di faglia, determinabili soltanto mediante rilievi topografici e strutturali di terreno (modifiche grafiche e calcoli geometrici: Pessina Camillo – 2026). Fonte: Casati e Forcella, “Alpi Orobie”, fig. 6, documento disponibile presso il Centro Studi Materiali e Tecniche del CAI. Immagine (modifiche grafiche dell’originale e calcoli geometrici: Pessina Camillo – 2026)

5. Geometria e stima dello spostamento

La differenza di quota tra le sommità – circa 104 m adottando 2914 m per il Pizzo del Diavolo di Tenda e 2810 m per il Diavolino – non coincide con il rigetto della faglia: le cime sono superfici erosive e non marker originariamente continui. Il rigetto va valutato confrontando lo stesso limite stratigrafico sui due lati.

La correlazione fotografica proposta nell’elaborato originario suggerisce una componente verticale apparente di circa 150-155 m. con un intervallo fotogeologico prudenziale, comprendente incertezze di misura e distorsione prospettica dell’ordine di 150-180 m. La formulazione corretta è “separazione apparente” perché non sono noti l’orientazione della sezione fotografica rispetto allo strike, l’immersione tridimensionale del piano e l’eventuale componente trascorrente.

Dato mancante. Per convertire la separazione fotografica in rigetto reale servono almeno: strike e dip del piano, rake delle strie, giacitura del marker, orientazione della sezione, quota dei punti correlati e controllo dell’eventuale componente obliqua.

6. Età e relazioni con le strutture permiane

La Formazione del Pizzo del Diavolo fu deposta in un bacino estensionale permiano controllato da LANF e HANF. Le faglie permiane sono localmente associate a brecce, cataclasiti e tormaliniti e possono essere state riattivate durante l’orogenesi alpina (Cadel et al., 1996; Zanchi et al., 2019; Locchi et al., 2022; Zanchetta et al., 2022).

Per la discontinuità tra Pizzo del Diavolo e Diavolino, tuttavia, la fonte cartografica la include esplicitamente tra le strutture distensive tardo-alpine. Non sono presentati dati che dimostrino una genesi permiana né una riattivazione di una faglia preesistente. La formulazione più rigorosa è quindi: faglia normale tardo-alpina secondo il CARG; possibile ereditarietà strutturale non verificata.

7. Prosecuzione nella Valle di Fiumenero (Val Seriana)

L’alta Valle di Fiumenero appartiene alla Val Seriana. La struttura riconosciuta tra Pizzo del Diavolo e Diavolino prosegue oltre lo spartiacque sul versante seriano, dove deve essere considerata parte dell’assetto strutturale dell’alta valle. Non è quindi la presenza della prosecuzione seriana a costituire un’ipotesi; resta invece da precisarne la geometria e da verificare quanto la traccia continui verso valle. Il PDF originario propone una relazione con la piana di Cascina di Campo e con incisioni vallive secondarie, ma questo tratto più meridionale non è ancora documentato da una traccia cartografica continua, da sezioni controllate o da marker correlati lungo tutto il percorso.

Per definire la geometria della prosecuzione seriana e verificarne la continuità verso Cascina di Campo sono prioritari:

rilievo dello strike e del dip della zona di faglia presso la sella e sui versanti adiacenti;

mappatura continua di FPZa, FPZb, livelli vulcanici e filoni porfirici come marker indipendenti;

sezione geologica N-S o NNW-SSE lungo l’alta Valle di Fiumenero fino a Cascina di Campo, costruita subasi topografiche controllate;

analisi di ortofoto e modello digitale del terreno, distinguendo lineamenti strutturali da canaloni erosivi e forme glaciali;

ricerca di brecce, cataclasiti, superfici striate, vene e alterazione lungo gli allineamenti proposti;

verifica dei rapporti di taglio con pieghe, thrust alpini e strutture permiane note

Limite interpretativo. La prosecuzione sul versante seriano dell’alta Valle di Fiumenero è riconosciuta. Senza ulteriori controlli non è invece corretto estenderne come certa la traccia fino a Cascina di Campo: questa continuità più meridionale resta un’ipotesi cartografica verificabile.

8. Conclusioni

1. Le Note CARG riconoscono tra Pizzo del Diavolo e Diavolino una faglia distensiva tardo-alpina, ripidamente immergente verso SE, che ribassa il Diavolino.

2. Le fotografie storiche e panoramiche mostrano una coincidenza tra il canalone, l’interruzione dei livelli e la separazione apparente del limite FPZa-FPZb; ciò è coerente con una cinematica normale.

3. La separazione verticale apparente di 55-70 m è una stima fotogeologica preliminare. Non va confusa con rigetto verticale o scorrimento reale lungo il piano.

4. La storia permiana del Bacino Orobico spiega l’assetto regionale e la presenza di numerose faglie estensionali, ma non dimostra che la faglia del Diavolino sia permiana o riattivata.

5. La struttura prosegue sul versante seriano nell’alta Valle di Fiumenero; la sua ulteriore continuità fino a Cascina di Campo richiede però una sezione controllata e nuovi dati di terreno prima di essere rappresentata come traccia certa.

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