Uranio sulle Orobie - La storia dell’uranio di val Vedello e dintorni

di Camillo Mario Pessina

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DANIELE RAVAGNANI

Anticipo alcune tracce del ricordo che vorrei dedicare all’amico geologo e collega Daniele Ravagnani. Mi sono reso conto che i tempi necessari alla sua finalizzazione stanno diventando troppo lunghi. Non riesco a scrivere tutto d’un getto! Non è nella mia indole e gli argomenti sono molteplici. Per questo motivo la memoria sarà soggetta a possibili cambiamenti e riadattamenti col procedere affinché il quadro collimi il più possibile con la mia visione. Resta inteso, come già è successo per qualche altra figura raccontata in questo sito, di essere disponibile a ospitare in queste pagine  ricordi di Daniele che provengano da altre fonti.

 

Vigilia di Pasqua 2014. Anni 65

“….Dimmi cosa ti ha mosso? Forse il vento dei ricordi, che soffia sempre più forte dopo i sessanta, che tira contrario rispetto alla ragione e che ti costringe a voltarti indietro - come fa il Còmasin nel deserto siriano che avvolge tutto in un aureola rosa - e così a rivedere la tua vita come in una moviola e finalmente dirle ”Ti amo!”, come alla donna che ti è accanto, alla quale avresti voluto dirlo prima, ma avevi altro da fare….

Prima eri troppo impegnato a remare e invece, adesso che la corrente si è calmata e l’acqua è diventata limpida, ti viene voglia di raccogliere le vecchie fotografie e comporre il tuo album, per avere la conferma che ne è valsa la pena, che hai cose da raccontare, che la vita ti è stata benigna e prima non te ne eri accorto, almeno non così tanto…..”

da: URANIO AMORE MIO di Daniele Ravagnani - 2017

 

 

Premessa

DANIELE RAVAGNANI

 

Sarà questa di Daniele l’ultima figura da me ricordata nel sito. La mia età con la tendenza alla stanchezza, alla pigrizia e alla cronica mancanza di tempo dovuta alle mille problematiche di una persona che vive sola e che deve affrontare ogni giorno, mi porta a desiderare il compimento di una strada iniziata diversi anni fa.

Non ho mai cercato di nascondermi dietro delle maschere per far piacere a qualcuno. Ho cercato di essere me stesso anche sul lavoro - anche se, con il senno del poi - mi sono reso conto che la cosa non ha pagato.

Come scrive qualcuno; “Quello dell’amicizia è un capitolo che va trattato in punta di spillo”. Parlare di una persona o di un amico e in particolare di un collega di lavoro, è a mio avviso un compito arduo. Si rischia di essere considerato uno che racconta bugie.

Attraverso “la mia macchina fotografica” vorrei descrivere Daniele da una angolazione diversa dai soliti fotogrammi. Mi rendo conto comunque che  certamente gli aspetti, che io ho conosciuto in Daniele, sono parziali di una realtà evidentemente più complessa. Come negli scatti del fotografo, la porzione di realtà inquadrata è solo una parte di una realtà molto più articolata che l’autore vede e tenta di comunicare. Non ho la presunzione che i miei pensieri e le mie  considerazioni sulla vita interessino  tutti essendo pensieri personali. I punti di vista e le relative considerazioni sui fatti che ognuno di noi fa sono sempre strettamente personali e soggettivi. Basati sulle limitate esperienze che ognuno di noi ha avuto con l’altro, della propria percezione della vita.

Il 13 settembre 2013, lo scrivente, Daniele con il figlio, Sergio Santambrogio il collega della GeoTer e alcuni amici valtellinesi pranzavamo insieme al Ristorante Campelli alle Moie di Albosaggia. Ricordo perfettamente ancora oggi  quanto diceva Daniele agli amici valtellinesi che avevano accompagnato e supportato il nostro ”geologic field trip” nell’anfiteatro glaciale del lago di Zocco: ”di geologi dell’uranio come io e Mario, in tutta Italia si possono contare sul palmo di una di una mano..”.

Senza offesa per nessuno ma ne convenivo con lui, perché penso nessuno era più motivato di noi due. Non certo per i riconoscimenti aziendali al nostro operato, pari a zero! Ma l’innata curiosità e passione che ci ha sempre accomunato.

Come scrisse Daniele” nella dedica al volume che mi donò:  ”A Mario Pessina, uno dei pochi uomini coi quali ho condiviso, fino alla gelosia, questo profondo amore ”.

Il lutto, la perdita di Daniele così improvvisa e inaspettata il 22 di marzo di quest’anno mi ha  ha lasciato non solo sconcertato ma fatto sentire più povero, più solo. Un tassello della mia vita è andato perso. Come tanti altri tasselli persi coll’avanzare degli anni. Ma il lutto, a volte inaspettato, che si presenta sul nostro cammino è un qualcosa dal quale non possiamo fuggire, scavalcare o aggirare. E’una porta che non si vorrebbe mai aprire.

Per questo motivo  non scriverò più degli “Uomini dell’Uranio” perché certamente Daniele lo era a pieno titolo. I libri che ha scritto sull'argomento, la sua dedizione all'uranio italiano ed ai suoi minerali, al tema del nucleare italiano e le sue passioni giovanili lo rendono un "Uomo dell'Uranio" molto più di me.

Ciao Daniele


 

 

Daniele Ravagnani

Gli uomini dell'Uranio, 1 giugno 2020

 

Libro di Daniele Cerco di ricordare Daniele per amicizia e per stima. Per la tanta strada fatta insieme lungo i sentieri che gli imperscrutabili disegni della  vita ci fanno percorrere. Per la comunanza di tante idee. Per il nostro istintivo e passionale amore per la Geologia e gli importanti messaggi, anche filosofici,  che essa continuamente ci comunica e che Daniele aveva espresso in più di una occasione, incompreso! Un suo pensiero che aveva espresso più volte " Dice che le pietre sono esseri viventi: nascono, si modificano, e mutando sprigionano energia". *

Per il geologo è questo un concetto normale perché oltre a vedere al microscopio le sezioni sottili di fettine trasparenti di roccia(ebbene sì le rocce possono diventare trasparenti) dove a nicol incrociati si vedono gli aggregati cristallini,  le "cellule" compositive della roccia e le loro trasformazioni nel tempo (si modificano), la   mente del geologo  vede in "timelapse"(tempi lunghi compressi in tempi brevi) la storia delle rocce ed il loro  continuo adattamento cristallografico e mineralogico che l'ambiente geologico  impone loro. Comprende i loro processi genetici, erosivi e deposizionali, la diagenesi e la litificazione, il metamorfismo seguito  magari da una subduzione con la fusione e la trasformazione in un magma della roccia originaria, magari eruttato a ricominciare così  un nuovo ciclo di "vita".

E' ovvio che il ciclo di vita di una roccia può  durare milioni di anni e non può essere percepito dal breve ciclo della vita umano. Ma può essere visto da una  mente intelligente e preparata! Quindi sarebbe bene non fare della gratuita e sciocca ironia quando un geologo fa certe osservazioni!

In particolare in Daniele era importantissima la passione per i minerali radioattivi e le ricerche uranifere. Come lui più volte ricorda. E come il titolo del suo ultimo libro "URANIO AMORE MIO" ricorda. Titolo che ha lasciato sconcertati tantissimi! Qualcuno ci ha fatto dell'umorismo nero! "...Gli ha dedicato un libro, Uranio Amore Mio, una specie di autobiografia che strizza l'occhio alle vicende di Hiroshima Mon Amour"*.

Ma se non si ama non si comprende!

Ci ha anche accomunati la passione per la fotografia. Mitica l’Hasselblad a pozzetto 6x6 di Daniele che a malincuore vendette quando decise di mettersi in proprio.

Prima ancora di incontrarci ci aveva inconsapevolmente accomunati l’ammirazione per Marie e Pierre Curie e il loro profondo amore per la Scienza. Di Marie e Pierre, Daniele tenne sempre il  ritratto sulla scrivania.

Ci ha accomunati la provenienza dal Carlo Cattaneo di Milano dove mi ero diplomato qualche anno prima di lui. Così la passione  per l’auto italiana, l’incidente in elicottero in Val Cerviera. Di tutte queste passioni, fatti e legami Daniele ne ha parlato nel volume “URANIO AMORE MIO".

 

Riferimenti

* CTRL Magazine- Una polenta all'uranio. Giugno 2018